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La ribellione visiva della Gen Z: i nuovi codici estetici

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La ribellione visiva della Gen Z: i nuovi codici estetici

Nata e cresciuta in un mondo iperconnesso — notifiche a raffica, schermi multipli, feed infiniti che frammentano l’attenzione — la Gen Z ha cambiato linguaggio, staccandosi dall’estetica perfettamente allineata, pulita e “aesthetic” che aveva dominato fino a ieri. Il nuovo linguaggio è fatto di disordine, saturazione e una dose abbondante di ironia: gli strumenti con cui esprime autenticità e individualità. Benvenuti nell’era della ribellione visiva.



Martina Filippella


Il linguaggio del disordine: la Brat Culture

Il termine “brat”, un tempo negativo (“monello”), viene riappropriato dalla Gen Z per celebrare irriverenza e autenticità. La Brat Culture, esplosa con l’album Brat di Charli XCX nel 2024, si distingue per un’estetica audace e caotica: palette neon (il celebre “Brat green”), font sgraziati, GIF sovrapposte e doodle ironici.

Il “clutter”, l’ingombro, diventa elemento progettuale nell’estetica “Cluttercore”, contrapposta al minimalismo: layering di pattern e texture, collage digitali, foto casuali, un caos organizzato. Filtri artigianali, adesivi autocostruiti, l’estetica polaroid anni ’90 rivisitata in digitale: si celebra l’imperfezione e la spontaneità. Il “troppo” diventa progettuale — ogni elemento è stratificato per raccontare qualcosa, anche se sembra buttato lì per caso.

In un mondo dominato da immagini patinate e perfezione artificiale, la Gen Z cerca autenticità. Personalizzare i propri contenuti diventa un atto di ribellione contro i template standard; l’autoironia e il prendersi poco sul serio si fanno valori generazionali, una forma di espressione sincera e non filtrata.



Martina Filippella


L’estetica Brat nel roster di Yoonik

Tra i talenti Yoonik che incarnano questa estetica: Martina Filippella aka Diari di Brodo, con le sue composizioni pop e irriverenti, oppure Beppe Conti, che gioca con l’estetica del disordine,

Beppe Conti




E i brand cosa fanno?

I brand che vogliono connettersi con la Gen Z abbandonano i messaggi “corporate” e abbracciano onestà e autenticità: coinvolgono la community con contenuti generati dagli utenti — meme, collage, sticker — per creare un dialogo genuino. Alcuni marchi hanno già adottato elementi di Cluttercore nei loro asset, offrendo filtri e sticker pack su Instagram per stimolare la creatività degli utenti. È il segnale di un cambio di grammatica visiva con cui, prima o poi, ogni marca dovrà fare i conti.