FernandoCobelo

Un'illustrazione che non ha bisogno di traduzione. Fernando Cobelo lavora per sottrazione: poche linee essenziali, un concetto netto, un'immagine che arriva a chiunque la guardi ancora prima di essere spiegata. È questa la sua forza, ed è il motivo per cui il suo tratto è diventato inconfondibile.



Metafora visiva e indole nostalgica
I suoi concept hanno un'indole nostalgica e si costruiscono quasi sempre attorno a una metafora visiva: un oggetto, un gesto, una piccola scena che condensano un'idea più grande. Tornano spesso i temi della casa, degli spostamenti e dell'adattamento, restituiti con una palette calda e ridotta e un segno pulito, mai puramente decorativo. Il risultato è un linguaggio poetico e insieme leggibile, che funziona tanto su una copertina quanto su un packaging.
“L'illustrazione non ha limiti, né linguistici né di tempo. Illustrando riesco, come con nessun altro mezzo di comunicazione, a creare un ponte emozionale con chi guarda le mie opere.”

Campagne, packaging ed editoria internazionale
Il suo segno ha vestito prodotti e campagne di brand come Barilla, Samsung, Netflix, Ferrarelle, Folletto, Fedrigoni e le spa QC Terme, per cui ha firmato illustrazioni e sistemi visivi declinati sulle diverse sedi, da Milano a Roma, da Torino al Garda. Sul fronte editoriale ha lavorato per The New York Times, The Wall Street Journal, Il Sole 24 Ore, Repubblica e Corriere Cook, ha illustrato la copertina del vocabolario Zingarelli e ha firmato poster per la Milano Fashion Week e l'Orvieto Cinema Fest.




Che si tratti di una confezione, di una pagina o di un muro, Cobelo parte sempre dallo stesso punto: un'idea chiara tradotta in un'immagine che resta. È il suo modo di dire molto con pochissimo, e di lasciare a chi guarda lo spazio per ritrovarci la propria storia.
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