ChiaraVarotto

Chiara Varotto non ha ricordi di sé senza una matita in mano: il suo amore per l'illustrazione è viscerale, e nel disegno trova l'espressione più profonda di sé.



Prima l’analogico, poi il digitale
Il suo percorso parte dall'analogico e solo dopo incontra il digitale. Ama i viaggi, che le riempiono la testa di colori e suggestioni: prima immagina con cura ciò che disegnerà, poi lo mette su carta. Ogni brief, per lei, è un perimetro dentro cui esprimersi.
“Cogliendo le infinite sfumature che la realtà e il sogno ci offrono, disegno ed incanto accostando ciò che è tangibile a quanto è più intangibile.”

Matericità per il packaging e l’editoria
Il suo segno è fatto di eleganza e figure femminili, sospeso tra reale e onirico. Una cifra ricorrente è la matericità: spesso integra nell'illustrazione texture quasi da toccare, come la pelle, i capelli o i tessuti. È anche per questo che funziona così bene nel packaging e nei mondi della cosmetica e della profumeria, dove ha già lavorato con realtà come Pierre Fabre e, per la limited edition natalizia, con Babbi, con un'illustrazione poi selezionata per l'Annual 2026 di Autori di Immagini. Per Mondadori ha firmato le copertine di premi Nobel come Elfriede Jelinek, José Saramago e Alice Munro.


Quando un progetto chiede raffinatezza e una nota di sogno, dalla copertina al packaging, il suo tratto porta quella delicatezza colta che si nota subito e resta.


Altri lavori


















